Il fitodepuratore
de "Le Melenghine".
A pochi chilometri dall'abitato di Finale Emilia, è stato realizzato
un sistema di fitodepurazione che si estende su una superficie complessiva
di oltre 35 ettari, trasformando l'intera area in una vera e propria
"zona umida" d'interesse naturalistico.
L'impianto suddetto rappresenta un significativo esempio di eco-tecnologia
applicata alla depurazione delle acque; in particolare, il termine
"fitodepurazione" indica una modalità di rimozione
degli inquinanti da un corpo idrico a fronte di una produzione di
biomasse vegetali.
Le acque trattate sono prelevate dal Cavo Canalazzo, che sottende
ad un bacino imbrifero di oltre 3500 ettari e riceve gli scarichi
di numerose attività produttive di tipo agroalimentare e dei
depuratori fognari dei Comuni di Medolla, S. Felice s/P., Massa Finalese
e Canaletto.
Aspetti naturalistici.
L'area di fitodepurazione "Le Meleghine", presentando caratteristiche
e condizioni favorevoli al rifugio e allo sviluppo di specie vegetali
ed animali, ha assunto anche una rilevante valenza naturalistica.
FLORA
(microflora, macroflora): [ approfondimento ]
Gli organismi vegetali, presenti nel sistema, svolgono un ruolo fondamentale
nella depurazione delle acque attraverso alcuni processi quali l'assorbimento
dei nutrienti in eccesso (in particolare sostanze azotate), la funzione
di substrato per la flora microbica e l'ossigenazione dei sedimenti.
FAUNA (mammiferi, rettili, anfibi, uccelli, pesci): [ approfondimento ]
L'esistenza di una comunità vegetale, sufficientemente diversificata,
ha permesso la colonizzazione dell'intera area da parte di numerose
specie animali.
Struttura e funzionamento.
La depurazione dell'acqua avviene grazie a processi chimico-fisici
quali, ad esempio, la sedimentazione e l'adsorbimento, unitamente
a processi biologici sostenuti da microrganismi (es. denitrificazione
e mineralizzazione) e da organismi vegetali ed animali (assimilazione).
L'impianto di fitodepurazione in oggetto è un sistema integrato
costituito da tre comparti collegati in serie: stagno facoltativo,
palude artificiale e stagno aerobico.
1. Stagno facoltativo
Le acque, derivate mediante idrovora dal cavo Canalazzo, sono immesse
nel primo invaso che occupa una superficie complessiva di 3 ettari
ed ha una profondità variabile da 0,9 a 1,4 metri. La funzione
principale del comparto è di rimuovere le sostanze sedimentabili
e di diluire eventuali aumenti di concentrazione dei carichi inquinanti
in entrata al sistema.
2. Palude artificiale (Free Water Surface System)
Posta a valle dello stagno facoltativo occupa una superficie di
18,7 ettari ed ha una profondità variabile da 0 a 0,5 metri.
Ha il compito primario di rimuovere i nutrienti in eccesso, soprattutto
azoto, grazie anche alla presenza di una vasta comunità vegetale.
Nel comparto circa 6 ettari sono occupati da un bosco composto di
essenze arboree ed arbustive igrofile.
3. Stagno aerobico
L'ultimo invaso della sequenza si estende per 7,9 ettari ed ha una
profondità che può variare da 0,6 a 1,10 metri; in
questo stagno la qualità dell'acqua è ulteriormente
affinata.
Chiude il sistema un condotto di ricircolo atto a garantire un adeguato
regime idraulico e l'eventuale diluizione, con acqua già trattata,
di carichi inquinanti eccessivi in entrata allo stagno facoltativo.
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