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XIII Edizione: Finalis.
Il tempo di cambiare è arrivato. Alle soglie del primo
millennio di storia scritta della città, che scoccherà nell'anno
domini 2009, abbiamo intrapreso un percorso che vuole dare
una nuova immagine alla nostra città e che richiede certamente
uno sforzo notevole in periodi così avari di risorse per la
tanto bistrattata Cultura. Vogliamo imprimere nel visitatore
un messaggio, forte e deciso: Finale Emilia sta cercando la
sua via per divenire quello che non è mai stata, una meta per
divertirsi, per bere e mangiar sano, visitare bellezze
architettoniche e museali. Siamo consci che ora è una
piccolissima città ma ha tanta voglia di crescere. E Finalestense
deve crescere con lei. Perciò nuovo posizionamento temporale,
per cercare di liberarsi da quello che era un momento di
chiusura dell’estate o inizio autunno ad un momento per
chiedere a tutti di uscire di casa, un momento in cui tutti noi
ci stiamo preparando alla calda estate. E’ una sfida e come
tutte le sfide non è detto che avrà successo, tanti saranno
comunque gli errori, come ogni uomo e donna, per naturale
destino, compiono. Ma vi posso assicurare che ce l’abbiamo
messa tutta, la nostra voglia, il nostro cuore e il nostro amore,
sognando persino la notte cosa poteva o non poteva funzionare.
Non è mai semplice modificare qualcosa che da dodici anni
accompagna i cittadini del Finale, con alti e bassi certo, ma
sempre con uno schema fisso, una struttura sulla quale ci si
poteva appoggiare con tranquillità. Invece no, abbiamo avuto
l’ardire di spostare l’evento allora perché non modificare i
punti deboli, dove ormai, secondo noi, non potevamo ricavare
nulla e ci impedivano di realizzare un “progetto organico”,
freddo termine per dire che vorremmo veder crescere qualcosa
di ancor più unico, che avvolga lo spettatore, utente, visitatore
nelle sue spire calde e morbide, che sia divertente e attraente
in qualunque momento lo si guardi, dovunque lo si viva.
Questo qualcosa di così perfetto non credo riusciremo mai
a vederlo ma stiamo provando tale direzione considerando
sempre i pochissimi mezzi a nostra disposizione.
Fortunatamente tanti sono i volontari e gli appassionati che
lavorando duro ci hanno permesso, almeno speriamo, di
creare in ogni angolo, dietro ogni ombra, in mezzo ad ogni
piazza, uno spettacolo, un’emozione, un sorriso e, se fugge,
anche una lacrima, per poter dire, ancora una volta,
Finalestense vive! E per sempre, viva Finalestense.
Fernando Ferioli Assessore alla Cultura di Finale Emilia |

Le
cerchie.
Il palio delle cerchie: ordinanza,
benedizione, disfide delle cerchie. |

Programma.
Qui trovi tutto il programma per esteso di Finalestense.
venerdì 8
sabato 9
domenica 10 |

Cerchie in lizza.
Cerchie in lizza e albo vincitori del palio delle cerchie. |

Mappa.
Luoghi delle varie rappresenta-
zioni, punti ristoro e taverne con i loro menu. |
Cenni Storici.
Le nobili famiglie finalesi: Vecchi, Miari, Magni e Berni.

Correvano i primi anni del XVI sec, periodo in cui “la terra del
Finale” era contesa dalle potenti famiglie dei Vecchi e dei Miari, che
con l’aiuto di altre famiglie nobili locali, si affrontarono per molti anni
in una vera e propria guerra civile combattuta a suon di agguati, scontri
e scaramucce.
A queste famiglie nobili, ed alla vita quotidiana cittadina tra il 1520
ed il 1530, è dedicata la XIII edizione di Finalestense.
La prima menzione della nobile famiglia Vecchi di Finale data al 1322
ed è correlata ad una torre che sorgeva a circa un miglio di distanza
dalla città, detta delle Canne o de’ Canoli, edificata da un certo Francesco
Vecchi. Provenienti probabilmente da Bologna, dove risiedeva una
famiglia detta Vecchi o dal Vecchio, i Vecchi a Finale ebbero
rappresentanti nell’amministrazione della comunità; inoltre molti loro
esponenti parteciparono sotto diverse insegne agli eventi bellicosi del
XVI secolo. Tra questi resta memoria del capitano Cristoforo Vecchi
che militò al servizio di Giovanfrancesco II Pico, del re di Francia
Francesco I, del Papa Clemente VII, dell’imperatore Carlo V e della
Repubblica veneta e in patria, al termine della sua carriera, fu capitano
di una compagnia di archibugieri a cavallo.
I Vecchi erano rivali di un’altra famiglia del Finale, i Miari: frequenti
erano le spedizioni punitive compiute con gran seguito di sostenitori
che si risolvevano con morti e feriti, tregue e paci puntualmente infrante
sebbene sottoscritte addirittura davanti ai duchi. Nell’ambito di queste
lotte intestine si colloca l’uccisione avvenuta in Ferrara nel 1520, ad
opera di mandanti della famiglia Vecchi del Dott. Giacomo Magni e
di suo padre, famiglia che legò per un periodo di tempo il suo nome
alle vicende della torre dei Modenesi per esserne stata proprietaria fino
alla metà del XVIII. Dei Miari si parla alla fine del XIV secolo, quando
Giacomo del Miaro ottenne investitura di beni a Casumaro. Originaria
di Belluno questa famiglia era stimata per antichità, titoli e segnalate
imprese; tra i suoi componeneti si ricorda Bernardino Miari
soprannominato il Capitan Prete per via degli studi ecclesiastici
abbandonati e che a Finale conduceva una delle compagnie a cavallo
della comunità mentre fin dalla giovinezza aveva militato al servizio
di diversi sovrani. Alleata dei Miari, nella sua lotta per il predominio
contro i Vecchi, era la famiglia Berni, di antica origine bolognese. I
suoi rappresentanti ricoprirono cariche civili, militari ed ecclesiastiche;
ciò non impedì tuttavia che nel 1533 alcuni suoi membri venissero
condannati all’esilio da Finale per aver ucciso alcuni membri della
famiglia Vecchi.
Ricerca storica di Simonetta Calzolari
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